• Paolo Arrigoni

Basta pregiudizi. Il nucleare di ultima generazione è la fonte di energia più sostenibile


Lo tsunami è arrivato ben prima del conflitto russo-ucraino. Il rincaro enorme del costo di luce e gas, che dal secondo semestre 2021 si sta abbattendo su cittadini e imprese, deve trovare una risposta forte e decisa, sia nell’immediato, con altre misure economiche che devono seguire quelle già messe in campo dal Governo che ha stanziato quasi 20 miliardi di euro per contenere il caro bollette, sia nel medio e lungo termine con misure di sistema. Non ci possiamo più permettere i tentennamenti e le sottovalutazioni che per mesi hanno contraddistinto la politica di Bruxelles.


La Commissione UE, con un bagno di pragmatismo, a inizio 2022 ha dovuto fare marcia indietro ed inserire finalmente gas e nucleare nella tassonomia della finanza sostenibile, provocando un’ondata di indignazione da parte degli ideologhi ambientalisti che fino a quel momento avevano guidato le politiche europee. A loro dire, con il sì al gas e al nucleare, avrebbero vinto le lobbies del metano e dell’energia dell’atomo. Affermazioni ridicole, tantopiù che se di lobbies si deve parlare è probabile che le più influenti oggi siano proprio quelle che spingono per le sole rinnovabili e per il solo motore elettrico per perseguire la mobilità sostenibile.


D’altra parte, basta fare un giro in Europa per prendere atto delle risposte degli altri paesi al caro energia e alla necessità di affrancarsi dal gas russo: la Germania ha rinviato la chiusura delle ultime centrali nucleari, aumentando la produzione di elettricità con quelle a carbone, e lo stesso ha fatto il Belgio.


L’ipocrisia dei tedeschi sull’energia è cosa nota. Nel loro mix energetico hanno oltre il 30% della produzione da carbone e lignite, prodotti altamente inquinanti, eppure per il governo “dei verdi” di Berlino il documento UE, che ha riaperto al nucleare nella tassonomia, annacqua gli sforzi per la lotta ai cambiamenti climatici!


L’Italia invece, che non ha nucleare ma ne importa l’energia dalla Francia e dalla Svizzera, per affrancarsi dal gas russo sta cercando disperatamente di costruire nuovi rigassificatori, di importare più gas dai metanodotti esistenti e punta ad incrementare massicciamente le rinnovabili, che però non sono programmabili. Il nostro Paese, per colpa di un mix energetico inadeguato, vulnerabile e con una forte dipendenza dall’estero, sta soffrendo più di ogni altro per il caro energia: da inizio 2021 gas e elettricità sono aumentati di cinque volte.


Il rincaro del gas – dovuto solo in parte alla guerra russo-ucraina e legato soprattutto all’alta domanda come fonte di energia necessaria per la transizione ecologica anche nei paesi emergenti, a partire dalla Cina – si porta dietro ovviamente anche quello dell’elettricità, visto che i prezzi del gas determinano il costo marginale degli impianti di generazione termoelettrica. È chiaro che in queste condizioni gli attori economici stanno cercando di assorbire i costi a monte della produzione, ma non ce la fanno più e sono costretti a scaricare sui prezzi al consumo, provocando un aumento dell’inflazione.


La Lega, che per prima ha denunciato quello che stava accadendo, ha un’idea molto chiara di come dovrebbe essere il sistema energetico italiano: l’energia dev’essere fornita in quantità necessaria, in modo sicuro e continuativo, a costi adeguati e quindi molto più bassi degli attuali, e con la massima riduzione della produzione di CO2. Per far questo però la transizione dovrebbe essere necessariamente graduale e condivisa, sostenibile anche dal punto di vista economico e sociale. Bisogna assolutamente tutelare famiglie e imprese da nuove stangate e questo lo si fa, ad esempio, riconoscendo nella transizione il ruolo importante e strategico del gas naturale, ed è quindi giusto estrarne di più dai nostri giacimenti, con uno sviluppo parallelo alle rinnovabili che hanno degli ovvi limiti perché non sono programmabili, deturpano il paesaggio e dipendono molto da minerali critici e terre rare, facendoci rischiare di legarci ancora di più alla Cina, che detiene praticamente il monopolio di questi materiali, creando un serio problema geopolitico.


L’attuale caro energia, che certamente era prevedibile, ha caratteristiche strutturali e apre nuovi scenari. È fondamentale aprire un nuovo corso nell’approvvigionamento del Paese, che guardi però anche al nucleare di ultima generazione, sostenibile e pulito, e che liberi la politica da immobilismo e ambientalismo ideologico.


Sul lungo periodo non c’è altra scelta. Il nucleare si pone come un’opzione necessaria. La Francia che ha il 72% di energia prodotta dall’atomo ha un impatto di CO2 quattro volte minore rispetto alla Germania, dove il Governo dei Verdi, che ha abbandonato il nucleare, sta tutelando decisamente poco l’ambiente. La prima a sostenerlo è l’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA), che ha messo in risalto che, per raggiungere le emissioni nette di gas serra pari a zero entro il 2050, sarà necessario incrementare la quota di energia nucleare a livello globale.


Nel mondo esistono attualmente 437 reattori in attività, nell’Unione Europea sono attualmente 103 che rappresentano circa il 26% del mix energetico europeo. La Francia, che possiede il maggior numero di reattorinucleari con 56, è la nazione che in Europa, insieme ai paesi scandinavi, presenta la minore intensità di carbonio nella produzione elettrica: gCO2eq/kWh. D’altronde sono dati ormai risaputi: secondo l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), le emissioni da produzione elettronucleare sono di 12 grammi di CO2 per kWh di elettricità, simile ai valori registrati per l’energia eolica, mentre i pannelli solari per produzione fotovoltaica (FV) arrivano a un valore di 41 grammi per kWh per installazioni domestiche e 48 grammi per kWh per i parchi solari.


Se l’Italia, che al momento ha ben tredici centrali nucleari collocate a meno di 200 chilometri dai propri confini, vuole perseguire il Green Deal e la decarbonizzazione con gli obiettivi di emissione zero al 2050 per contrastare i cambiamenti climatici, se vuole rispondere alla domanda sempre crescente di energia elettrica per una progressiva elettrificazione dei consumi, se deve disporre di un sistema energetico sicuro e stabile che le rinnovabili come fotovoltaico ed eolico da sole non possono garantire, se vorrà a medio-lungo termine passare dal gas all’idrogeno e produrre quest’ultimo senza emissioni, deve comprendere che non ci sono alternative ed è inevitabile che il nucleare avrà un ruolo importante e imprescindibile nel futuro.


Dobbiamo bandire l’ideologia, riaprire nel nostro Paese un dibattito con rigore scientifico, senza pregiudizi, e analizzare vantaggi, costi e rischi degli impianti di ultima generazione, molto diversi rispetto a quelli che provocarono i disastri di Chernobyl e Fukushima. In proposito è giusto tenere in considerazione i due referendum che si sono svolti nel 1987 e nel 2011, ma bisogna ricordare che entrambi si sono svolti in un momento storico molto diverso da quello attuale e che se vogliamo parlare di sicurezza allora dobbiamo tenere presente le statistiche: per uno studio dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica e di Forbes, che ha calcolato il numero di morti per miliardo di kWh di energia prodotta, il nucleare risulta la fonte di energia più sicura a fronte del carbone, di gran lunga il meno sicuro, seguito da petrolio, biomasse, gas naturale, idroelettrico, solare ed eolico.


La Lega non chiede di iniziare subito a progettare una centrale in Italia, ma che nel Paese l’energia nucleare non rappresenti più un tabù ma una sfida. Importanti aziende italiane investono già nell’energia nucleare fuori dai confini nazionali, portando all’estero capitali che potrebbero creare ricchezza e lavoro in Italia.


Oltre a quella sulla fusione nucleare, occorre dunque riprendere la ricerca sulla fissione del nucleare di ultima generazione e degli SMR (Small Modular Reactor), di cui nel mondo sono in fase di sviluppo e industrializzazione una trentina di modelli. Gli SMR sono reattori nucleari di piccola taglia basati sulla tecnologia Light Water Reactor (LWR) di III generazione provata e nota ed a maggiore sicurezza intrinseca, che garantiscono in virtù delle loro ridotte dimensioni e modularità una migliore e più agevole localizzazione rispetto ai tradizionali impianti nucleari, oltre che attraverso semplificazioni di progetto e prefabbricazione negli stabilimenti la conseguente riduzione dei tempi di costruzione, la capacità di abbattere drasticamente la quantità del rifiuto finale e la possibilità di essere utilizzati in modo flessibile come integrazione delle reti con impianti rinnovabili per correggere l’intermittenza, che oggi ne pregiudica il pieno e continuo utilizzo e quindi essere un supporto alla stabilità della rete elettrica.


Bisogna anche riaprire i corsi universitari in ingegneria e fisica nucleare e, in sintesi, sedersi al tavolo e condividere l’obiettivo finale che è quello di tutelare il Pianeta.


Mentre gli ambientalisti si trascinano dietro PD e M5S rifiutando ogni tipo di riflessione e asserragliandosi sul fronte del no categorico, il Premier Draghi e il Ministro Cingolani lasciano intravedere un approccio laico e aperto sul tema. La Lega di governo ha le idee chiare e un piano strutturato: sull’energia dell’atomo non bisogna avere pregiudizi e si deve aprire un dibattito lontano dai tweet del mondo dello spettacolo, per non perdere il treno dello sviluppo del nucleare di ultima generazione, pulito e sicuro, riconosciuto in Europa come energia sostenibile e, al pari del gas, altrettanto fondamentale per la transizione.

9 visualizzazioni0 commenti