• Paolo Arrigoni

Decreto Salvini: i sindaci del PD sfruttano il polverone di Orlando per nascondere la paura del voto


Sindaci come Ricci, Mangialardi e Seri cercano di smarcarsi dalle posizioni gravi ed eversive di Orlando, ma dalle loro dichiarazioni sul Decreto Sicurezza emerge una contrarietà politica strumentale, basata sulle menzogne e che ha lo scopo di nascondere la loro pessima azione amministrativa nel polverone che è stato alzato.

I sindaci di Pesaro, Senigallia e Fano si sono inseriti nel dibattito che si è scatenato a seguito delle posizioni espresse dal Sindaco di Palermo Leoluca Orlando sul Decreto Sicurezza, ma va chiarito innanzitutto che i richiedenti asilo continueranno a beneficiare degli stessi servizi di accoglienza e di assistenza, delle cure mediche e dei servizi scolastici per i minori, indipendentemente dall’iscrizione anagrafica e sulla base del domicilio individuato. Già più volte in passato svariati Comuni, in particolare quelli di piccole dimensioni e che si sono trovati a ospitare per lunghi periodi centri di accoglienza di grandi dimensioni, avevano denunciato la questione connessa all’iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo, che spesso ha determinato un sovraccarico per i servizi comunali ed un impiego ingente di risorse.

Per Ricci tutto questo sarebbe propaganda? Il Decreto Sicurezza è una risposta rigorosa contro il disastro causato dalla gestione scellerata dell’immigrazione da parte dei governi PD che, dal 2013 al 2017, ci hanno lasciato in dote la presenza di almeno 700mila presunti profughi, in maggioranza migranti economici e dunque clandestini mantenuti dagli italiani. Questo sì aveva portato ad un aumento dell’insicurezza, delle nuove povertà e del disagio sociale dei cittadini, con il peso dei costi gestionali, sociali e di sicurezza scaricato sulle città, sui comuni e sulle prefetture.

Ancora una volta Ricci e Mangialardi dimostrano di non avere il senso delle istituzioni, strumentalizzando Anci e i ruoli di vicepresidente nazionale e presidente regionale dell’Associazione per interessi politici di parte, benché fortemente minoritari nel nostro Paese. Chiederne le dimissioni significherebbe però solo anticipare il giudizio dei loro concittadini che a maggio potranno mandarli a casa con il voto!

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© 2018 Paolo Arrigoni

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