• Paolo Arrigoni

Migranti: fermezza per fermare la strage


Come Senatore della Lega, ma ancor prima come militante, non ci sto a vedere accusato di ferocia e di indifferenza verso la morte il segretario del mio partito, accuse maldestramente associate a chissà quali ragioni di consenso elettorale.

Bloccare le partenze favorite dagli scafisti che chiedono il pizzo a dei disperati che, navigando su mezzi precari, muoiono in mare a migliaia, come si è verificato dal 2013 in avanti, è uno degli obiettivi della seria e rigorosa gestione dell’immigrazione praticata dal Ministro Salvini. Contrastare le organizzazioni criminali significa, inoltre, impedire loro di reinvestire il lucro in traffico d'armi, di droga o nello sfruttamento della prostituzione. Un altro obiettivo è quello di far arrivare in Italia attraverso corridoi umanitari sicuri coloro che davvero scappano da guerre o persecuzioni, che sono una netta minoranza.

Nessuno intende girarsi dall’altra parte di fronte alle immagini strazianti dei morti in mare, ma per affrontare seriamente questo dramma è doveroso ribadire che aver diminuito gli sbarchi – scesi a 155 alla data del 28 gennaio 2019 contro i 3.176 al 28 gennaio dello scorso anno - e soprattutto i fattori di attrazione verso l’Italia significa che il Governo sta finalmente controllando, se non azzerando, gli ingressi, riducendo le morti in mare che l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni ha stimato in quasi 16mila tra 2013 e 2017, proprio a causa dell’elevato numero di partenze.

La verità è che di fronte agli innegabili successi, apprezzati dagli italiani, dell’azione politica di Matteo Salvini e della Lega nella gestione dell’immigrazione, gli esponenti del PD e quella parte del mondo culturale che guarda a sinistra, non avendo altri argomenti, riescono a speculare persino sui morti. Non ricordo accuse di ferocia o indifferenza rivolte ad Enrico Letta quando, nell’ottobre del 2013, oltre 300 persone morirono a largo di Lampedusa; o quando, con Renzi al Governo, nel febbraio 2015 e ancora nell’aprile del 2016 altri due viaggi della morte fecero lo stesso numero di morti nel canale di Sicilia. Oppure quando, ancora, l’ex premier Gentiloni dichiarava a marzo dello scorso anno ad un incontro elettorale del PD che “il crollo degli arrivi è il crollo dei morti in mare”.

Dal 2013 al 2017 sono arrivati nel nostro paese 700 mila persone di cui 240 mila, un terzo, non hanno fatto richiesta di asilo, non sappiamo dove siano andati, né cosa stiano facendo. Mentre tra coloro che richiesta di asilo l’hanno fatta solo il 20% ha ottenuto protezione internazionale, a dimostrazione che ad arrivare da noi erano prevalentemente migranti economici. Tutto questo ha creato un humus fertile su cui è prosperata la criminalità organizzata straniera, come la mafia nigeriana, senza contare i problemi di sicurezza per il nostro Paese oltre a quelli economici e sociali. Anche per questo gli italiani hanno voluto la Lega al governo e hanno affidato a Matteo Salvini il compito di risolvere una situazione realmente emergenziale.

Non si può certo dare la colpa al nostro Ministro dell’Interno se l’Europa continua a rimanere sorda e cieca, come ha sempre fatto, alle richieste del nostro Paese di condividere gli oneri di questa emergenza. Come d’altra parte dimostra l’assoluta indisponibilità dei Paesi Bassi, comunicata ieri da parte del loro Ministro della Giustizia, ad ospitare i 47 migranti – tutti giovani uomini in salute – che sono a bordo della Sea Watch, battente bandiera olandese.

La Lega questa Europa intende cambiarla, non “abbatterla” come da improbabili ricostruzioni. Per farlo il 26 maggio ha bisogno del sostegno degli italiani.

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© 2018 Paolo Arrigoni

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